Nascere poeta è miracolo e condanna. Tra le arti, la più difficile, che costringe a un continuo esercizio di scavo nel sé, di ricerca ininterrotta di senso. Niente è patetico quanto una poesia mediocre. Niente è sublime quanto una poesia compiuta, trama significante al solo nominarla. In questo tempo di crudeltà i poeti, caduti sulla terra, potranno ancora trasformare la miseria in bellezza? Andrea Zanzotto ci riusciva e l’abbiamo perso.
Siamo, anche se io stento, fatti di orizzonte,
disadattati a questo tipo di mondo.
Ma in linea di massima convinti
(costituendo chissà quale frase)
di essere,
di meritarci di essere, di bell’essere,
di avere in pugno, chissà come,
ogni carenza e rastrematura
infida e terrificante
dell’essere.
Etichette: Andrea Zanzotto, orizzonti, poesia
23 ottobre 2011 alle 18:27 |
Grande Ori!
Concordo pienamente!